And then I saw her, wearing a silk red dress and coming, silently, through the sands of the Eternity. My Soul wispered: "She is here".

Nome: Giulia Hawaii
Sono tutto e non sono niente...
Potrei esserci come no...
Quando Trovi Qualcosa Che Non Stavi Cercando...
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Ma come si fa, a 18 anni, a scegliere la morte?
Dannazione. Non si può. Non si deve. Non si dovrebbe potere.
Ci ho messo un po a capirlo... "L'hai letto il giornale?"... "Figurati"... "Una ragazza si è buttata dal tetto della Fiumara"... I ragazzi fanno capannello attorno al giornale... "Ma va'!?"... "Certo che la gente"... "Beh... Avrà avuto i suoi problemi"... "Ma si... Era una tipa un po' isolata"... "Nadia, si chiamava"... "Boh... Io conosco una Nadia"... "Magari è lei"... "Aahahah"... Risate disinteressate di ragazzi che non vogliono permettere alla gravità della cosa di entrare nelle loro menti... "Certo, io nn avrei mai il coraggio di suicidarmi"... "Oh, neanche io Raga"... Discussioni leggere... Parole che entrano e escono dalla testa senza fermarsi... Rimane solo un pò di amarezza... E si pensa... "Se fosse una mia amica... Me ne sarei resa conto... Non gliel'avrei permesso... Le sarei stata vicina..."
"Micol dov'è?"
"E' in bagno... Sta piangendo... Sai... La conosceva..."
Una Pugnalata. Corsa.
"Miky... Ma Nadia? Quella Nadia?"
Non servono le parole quando si piange, e non servono neanche quando tutto il vuoto del mondo si versa gelido nella tua anima.
Manca il fiato, sale la nausea ma non le lacrime che rimangono dentro e bruiciano in gola, nel petto e nell'anima. "Ma... Quando?"... "Ieri pomeriggio... Alla Fiumara"... Alla Fiumara... Proprio dove sono passata ieri pomeriggio... E mi lamentavo di cosa fosse tutto quel traffico...
La conoscevo... Non la vedevo da un po'... Però era un' amica, come tante... Come TUTTE.
E se fosse bastato mandarle un sms... Uno ogni tanto? E se fosse bastato entrare alla Fiumara quel giorno, per caso, come per caso andavo in via Venti, incontrarla "Oh! Anche tu qua da sola? Si, devo prendere un libro... mi accompagni?"... Forse...
Non ho ancora capito se sucidarsi è il coraggio estremo o la vigliaccheria estrema. Direi vigliacchi, che non hanno il coraggio di affrontare la vita, ma io non ho il coraggio di darmi la morte. Allora è di coraggio che si parla?
Arrivati al punto che si ha il coraggio di porre fine alla propria vita, però, allora si ha il coraggio per ogni cosa. Si può essere capaci di tutto. Anche di prenderla a schiaffi la vita che si teme tanto...
Non ho idea del perchè di questo sfogo... Ma sembra incredibile pensare che esistano persone che non riescono a trovare nulla per cui valga la pena vivere, nulla per cui dire "Ci sto", "Me la rischio..."... Specialmente a 18 anni...
A Nadia vorrei dire che sarà sempre nei cuori di tutti quelli che l'hanno conosciuta, che non sarà mai dimenticata... Ma dal profondo del mio cuore, che non so se riuscirò a perdonarla... Perchè non era davvero necessario...
Quella sera uscì dalla lezone di Aikido senza particolari emozioni. Solo un gran desiderio di arrivare in fretta a casa, prima che il temporale cominciasse.
Già sul Tatami avevano sentito i tuoni e la Sensei aveva terminato un po' prima la lezione per evitare che iniziasse il temporale e si potessero avere problemi nel ritorno a casa.
Il motorino era poco distante, ma nel tragitto alcune gocce riuscirono comunque a bagnare il volto tella ragazza che, una volta giunta a destinazione, infilò il casco annusando la pioggia...
Partì. Faceva dannatamente freddo e i guanti erano già zuppi. "Dannazione" pensò. E dire che diversi mesi prima avrebbe adorato un acquazzone improvviso e violento come quello.
Ferma al semaforo si chiese quanto fosse cambiata. La pioggia sembrava chiamarla, ma lei non voleva rispondere.
Sul ponte la chiamata si fece più insistente: un fulmine, ramificandosi, disegnando una ferita luminosa nel manto graduato di grigio e rosso-arancio del cielo carico di smog e luci artificiali di una Genova di periferia, fuggì dandole appena il tempo di vederne solo l'immagine rimasta come flash nei suoi occhi.
Non rispose più alla sua razionalità.
Imbocco la salita sulla destra, arrivò nel pazzale della chiesa rimase lì qualche istante senza casco, piovigginava appena, passavano macchine. Non voleva stare lì.
Riprese il motorino e salì ancora arrivò alla piazzola del capolinea... A quell'ora non sarebbe certo passato l'autobus... Tolse il casco, alzò lo sguardo verso il cielo e la pioggia cominciò a scendere copiosa.
Sorrise... Poi rise... Forte. Era felice di quello che stava facendo.
"Dea" sussurrò "Perdonami... mi ero dimenticata..." Le venne in mente, pensando agli ideali che aveva messo da parte, una poesia che aveva scritto anni prima, sulla Pioggia, non la ricordava per intero... Un solo verso le saltò nitido alla mente: "Saltare, a piedi nudi, di pozzanghera in pozzanghera Senza timore, paura d'esser giudicata". Lo sguardo cadde sulle scarpe, penzoloni, ripiene dei suoi piedi, sotto di lei.
Guardò in alto. Decise. Sorrise.
In un attimo tolse la prima scarpa, la calza. Appoggiò il piede sull'asfalto freddo. Tolse anche la seconda scarpa ma alla calza si fermò. Ancora una volta rimase indecisa, fissando la punta del suo piede che spuntava dai pantaloni, quando una goccia scivolò dai suoi capelli neri lungo il suo viso, fino al suo naso. Cadde. Levò la calza e appoggiò anche il secondo piede per terra.
Istantaneamente alzò lo sguardo. In quel momento un fulmine come non l'aveva mai visto attraversò il Cielo. Da parte a parte. Brillante. Con un fragore disarmante. Affondando dietro la collina a sinistra con uno scoppiettio crepitante e scintille dorate. Era per lei. Non sentiva più il freddo.
La felicità rischiò di scivolare in pianto. Ripensò a tutto quello che, senza motivo, aveva abbandonato e sentì il vuoto remoto di se ri-riempirsi velocemente con l'accettazione e l'assimilazione di ciò che era appena successo e del significato che aveva.
Rieccola, Madre. L'avevo detto sarebbe tornata.
Rieccola. Rieccomi.